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Simon Boccanegra

Per la mia nuova recensione mi occupo di un’edizione di una delle mie opere liriche preferite: «Simon Boccanegra». Mi dispiace solo che l’edizione che sto per recensire mi ha un pò deluso.  La produzione che sto recensendo è andata in scena alla Royal Opera House, Covent Garden nel 1971. Il punto debole di questa produzione sono i cantanti, in particolare proprio il baritono che sostiene il ruolo di Simon Boccanegra.  Inoltre, questa edizione parte sotto cattivi auspici a causa di una scelta che spesso gioca contro a molte produzioni: il fatto che il sipario sia aperto molto tempo prima che inizi lo spettacolo. Questa è una scelta infelice perchè se la si adotta il pubblico comincia già a farsi un’idea oiù o meno precisa sulla scenografia.  Invece i punti di forza di questa edizione sono tre: regia, scene e costumi. Questi tre aspetti rappresentano i punti di forza della produzione che sto recensendo in quanto sono funzionali alla trama dell’opera e al periodo in cui è ambientata. Inoltre, risulta piacevolissima l’interpretazione della romanza dell’Atto I (‘Come in quest’ora bruna’). Alterna la performance dei cantanti: Alexandru Agache è un Simon Boccanegra appena sufficiente; Kiri Te Kanawa è una buona Maria Boccanegra; Roberto Scandiuzzi non si espone più di tanto sostenendo il ruolo di Jacopo Fiesco; Alan Opie, Mark Betsley e Michael Sylvester hanno cantato davvero bene nei rispettivi ruoli (Paolo Albiani, Pietro e Gabriele Adorno). Qui la regia è curata da Elijah Moshinsky, le scene sono di Michael Yeargan e i costumi sono di Peter J. Hall; l’orchestra della Royal Opera House, Covent Garden è diretta con mano sicurissima da Sir Georg Solti. Se come me apprezzate davvero «Simon Boccanegra», non acquistate questa edizione.

Manon Lescaut

Per la mia nuova recensione, vorrei stuzzicare la curiosità dei miei lettori dedicandomi ad una delle mie più grandi passioni. Lo faccio recensendo un’edizione di un’opera lirica che è stata documentata su VHS. Si tratta di una produzione di “Manon Lescaut” andata in scena alla Flemish Opera nel 1991: nonostante sia un’edizione un pò datata, penso che sia davvero molto interessante da vedere. La regia di questo allestimento è curata da Robert Carsen, mentre le scene e i costumi sono di Anthony Ward. Il punto di forza di questa edizione sono proprio le scenografie, in quanto sono sempre funzionali alla comprensione della trama di tutta l’opera. L’unico punto debole di tutta la produzione sono i costumi e le parrucche indossate dai personaggi femminili nell’Atto II e nella scena dell’appello (Atto III), in quanto quei costumi dorati e quelle parrucche appesantiscono il tutto.  Bravissimi i cantanti: Miriam Gauci è ottima nel ruolo della protagonista; Jan Danckaert è il Lescaut ideale; Antonio Ordonez è un interprete raffinatissimo nei panni di Des Grieux; Jules Bastin e Barry Ryan caratterizzano molto bene i personaggi di cui vestono i panni. Uno splendido contributo alla riuscita di questa produzione è dato dalla Flemish Opera Symphony Orchestra diretta con mano sicurissima dal maestro Silvio Varviso. Chi volesse acquistare una buona edizione di “Manon Lescaut”,  questa produzione, disponibile su DVD, è, a mio avviso, un ottima scelta!!

 

Trionfo delle emozioni

Fantastico concerto quello che ho ascoltato sabato 28 gennaio al ridotto del Teatro comunale di Ferrara. In programma due lavori poco conosciuti di due compositori diversissimi tra di loro dal punto di vista stilistico: il Quintetto op. 34 di Carl Maria von Weber e il Quintetto di Jean Françaix, entrambi per clarinetto e quartetto d’archi. Gli esecutori erano: Claudio Miotto (clarinetto); Roberto Carnevale (violino I); Anna Carrà (violino II); Claudia Chelli (viola); Valentina Migliozzi (violoncello). È stata davvero una splendida idea proporre le musiche di due compositori così diversi tra di loro, anche perchè mettono in luce la versatilità dei cinque esecutori.